La Presa della Bottiglia
Fontanelle (Parma)

Ogni 14 luglio, il giardino dell'Hostaria da Ivan, a Fontanelle (PR), si trasforma nel cuore della Presa della Bottiglia, l'evento nato nove anni fa da un'idea dell'enologo e produttore trentino Mario Pojer e di Ivan Albertelli, oggi organizzato da Ivan insieme alla moglie Barbara Aimi. 

Un appuntamento che richiama produttori, vignaioli, ristoratori e appassionati di buona tavola da tutta Italia. Una giornata fatta di calici, sapori e conversazioni, dove il tempo sembra rallentare.

Quest'anno, per la prima volta, c'eravamo anche noi. Ecco il racconto di com'è andata.

L’arrivo. 

Alle dieci e mezza del mattino, il giardino dell'Hostaria da Ivan è ancora silenzioso.

Qualcuno scarica bottiglie, qualcun altro monta un tavolo, c'è chi allinea i calici. Le boule passano di mano in mano, ancora vuote, in attesa di riempirsi di ghiaccio. Tra meno di un'ora questo stesso spazio sarà attraversato da decine di persone.

Ivan nota il furgone dei Cazzamali imboccare il vialetto e gli si fa incontro. Un caloroso scambio di saluti e poi dritti al punto: di preparativi ce ne sono ancora da fare.

«Ho pensato di mettervi qui. Ora c’è il sole, ma poi gira e sarete all’ombra.»

Dal furgone scendono un tavolo, il tagliere, i coltelli e un portento di griglia in acciaio costruita da un artigiano di Antegnate, paese natio dei Cazzamali. È quella che li accompagna negli eventi più importanti e ormai fa parte della squadra quanto le lame o il tagliere.

Franco stende le tovaglie del banco per la battuta, Danilo snocciola sacchi di bricchetti Weber. «Meglio andare sul sicuro.», è il suo commento.

Il conto alla rovescia per la griglia è appena iniziato.

Intanto, il giardino cambia volto. Le cantine completano gli allestimenti, arrivano gli ultimi produttori, i primi ospiti iniziano a passeggiare con il calice appeso al collo. La Presa della Bottiglia funziona così: non esiste un percorso obbligato. Si assaggia un vino, ci si sposta verso un altro banco, si incontra qualcuno, ci si ferma a parlare e poi si riparte. 

È un continuo andare e venire che, senza accorgersene, mette in relazione persone che non si sarebbero mai incontrate e altre che si conoscono da sempre ma che hanno un gran piacere a rivedersi.

Compaiono i primi taglieri e i plateaux con gli antipasti. Il caldo si fa sentire fin dal mattino; sarà uno dei protagonisti silenziosi della giornata.

La tartare.

Ci siamo, la prima carne atterra sul tagliere. È un bel pezzo destinato a diventare battuta. Franco aspetta qualche istante, si guarda intorno e poi lascia che coltello e acciarino comincino a dialogare. È il gesto di chi sa che la giornata è davvero iniziata. 

Le persone lo notano. La lama parte. C'è qualcosa di ipnotico nel modo in cui lui lavora la carne. Il coltello accelera, rallenta, cambia direzione e continua a ritmo costante. Franco ha lo sguardo alto e sorride a chi si gode lo spettacolo.

Arrivano le prime domande e commenti. «Che carne è?» «Da dove arriva?» «Ma che buona, come fate a ottenere una consistenza così?»

E via a raccontare degli allevatori con cui collaborano da anni, del perché gli animali vengono allevati in un certo modo, del tempo necessario per ottenere una carne con quelle caratteristiche. Ogni risposta genera una nuova domanda e, quasi senza accorgersene, il banco della battuta diventa un luogo di conversazione prima ancora che di degustazione.

Ogni tanto, su qualche porzione, è fatta calare una goccia di Garum di manzo.

Per qualcuno è una scoperta, un dettaglio inatteso considerato con qualche sospetto. In ogni caso, basta l’assaggio ad accendere altra curiosità.

Danilo, intanto, dalla griglia risponde su cotture e consigli per una costata perfetta. Ma c’è chi ha notato l’etichetta con la scritta Wagyu e gli promette di tornare più tardi.

battuta di fassona piemontese

Ogni griglia che si rispetti reclama un po’ di maiale.

Alle spalle del banco della battuta, la brace è ormai pronta.

Le prime salsicce finiscono sulla griglia. In pochi secondi il loro profumo si allarga nel giardino e finisce per decidere lui il percorso degli ospiti.

C'è chi si era allontanato e torna sui suoi passi attirato dall’aroma, chi passa per un altro assaggio di tartare, chi si ferma per una domanda e finisce per raccontare una storia. La griglia diventa un punto d'incontro, proprio come succede nelle cucine di casa: si arriva per mangiare e si rimane per la compagnia.

salsiccia cazzamali sulla griglia

L’asado e la flat iron steak.

Il caldo non molla, anzi. Si formano piccoli gruppi di persone che si sciolgono e si ricompongono continuamente. Si assaggia un vino, si passa a un altro banco, si torna davanti alla brace che ha iniziato a proporre l’asado e la flat iron steak.

In men che non si dica cinque chili di asado e otto di iron steak sono polverizzati.

Le polo nere dei Cazzamali iniziano a raccontarlo meglio di qualsiasi parola. Danilo sorride mentre cerca di individuare la bottiglia dell’acqua che in realtà ha già finito. «Qui serve urgentemente da bere.»

Dal banchetto vicino lo sentono e Gabriele Marchesi, della cantina Marchesi di Montalto, corre in soccorso con una bottiglia di Costa del Vento. «Prima questa!» dice. 

Qualche sorso, due risate e si riparte. La brace non concede tregua.

Ivan intanto aspetta che le persone prendano posto all’interno dell’Hostaria, ma nonostante il caldo il giardino è così pieno di vita e nessuno vuole lasciarlo per andare ad occupare un posto fisso su una sedia. 

Tutto scorre in modo naturale e piacevole. Complici le libagioni, la buona carne e le persone.