Succede così. Una mattina sei a Romanengo, tra taglieri e mezzene.
La sera dopo sei ai piedi dell’Etna, tra bracieri accesi, vino etneo e trombette goliardiche che suonano “Carne diem!”.
È andata più o meno in questo modo la trasferta siciliana di Franco Cazzamali, invitato alla quarta edizione di Carnalia, la festa della carne ospitata a Feudo di Mezzo, nella tenuta Planeta sull’Etna. Quasi 400 invitati tra macellai, chef stellati, mondo del vino e dell’ospitalità. E un’eco che ha superato i confini dell’isola, finendo sulle pagine della stampa nazionale.
Carne, vino e un ceppo.
Carnalia non è una sagra. È un rito laico della carne.
A dare il via alle danze è stato Dario Cecchini, re della bistecca fiorentina, con la sua consueta energia teatrale. Trombetta, vocione, applausi. Spirito alto, brace viva.
Ed è stato proprio lui a consegnare a Franco il premio simbolo della manifestazione: un ceppo in faggio dell’Etna. Un oggetto che sa di mestiere, consegnato da un macellaio che riconosce un altro macellaio.
Franco, da parte sua ha portato il discorso al centro della questione: il ruolo del macellaio come ponte tra chi alleva e chi consuma, e l’idea, semplice ma radicale, che la carne non debba essere tanta, ma giusta.
Ai piedi dell’Etna o dietro il banco di Romanengo, la filosofia resta la stessa.
Il macellaio è il centro di una linea retta tra allevatore e consumatore. Non serve mangiarne tanta. Ma quando si mangia, deve essere quella buona.
Franco Cazzamali
Una Sicilia che punta in alto.
L’atmosfera era quella delle grandi occasioni.
Chef, allevatori, vignaioli, ospitalità di qualità e una madrina d’eccezione, Faith Willinger. Una Sicilia che non si racconta per il folklore, ma per la visione. Gli organizzatori, la famiglia Planeta, hanno parlato chiaramente di qualità, territorio, ambizione.
Un’idea che ci appartiene.
Quando territori diversi si incontrano non per competere ma per riconoscersi, succede qualcosa di interessante. La Fassona piemontese arriva in Sicilia. La brace siciliana la accoglie. Il vino dell’Etna fa il resto. E la notizia rimbalza.
Con Franco c’era Raffaella. Presenza fondamentale, come sempre.
I figli? Diciamo che l’informazione è arrivata… in differita.
Danilo e Marco hanno scoperto tutto scorrendo i social.
Prima una foto. Poi un tag. Poi un messaggio: “Ma papà è sotto l’Etna?” La risposta, più o meno, è stata: “Sì, sono andato un attimo in Sicilia.”
Un attimo. Un ceppo dell’Etna sotto il braccio e 400 persone intorno.
In famiglia funziona così: prima si fa, poi si racconta. Perché, da noi, il lavoro viene sempre prima della notizia.
Grazie.
Grazie alla famiglia Planeta e agli altri organizzatori di Carnalia per l’invito e per l’accoglienza.
Grazie a Dario Cecchini per aver consegnato il premio con quella carica che rende il mestiere un atto quasi epico.
Grazie a tutti i macellai, chef e produttori presenti: quando si crea comunità attorno alla qualità, il settore cresce.
Torniamo a Romanengo con qualche granello di cenere simbolica nelle tasche. La brace, in fondo, è la stessa.
Al prossimo premio a sorpresa.
Famiglia Cazzamali